domenica 29 dicembre 2013

La costruzione di una pagaia tradizionale passo passo ( Terza parte )





Avete acquistato il legname ,benissimo possiamo andare avanti.
La costruzione di una pagaia tradizionale è alla portata di chiunque  compreso il gentil sesso ,anzi…..
Penso però che la costruzione debba venir  fatta in un lasso di tempo dove il lavoro diventi un piacevole passatempo

.

DIMENSIONE  TAVOLA
La dimensione della tavola dovrà essere
Lunghezza tavola m.2,42 
Larghezza tavola cm.10
Spessore tavola  cm.3,5

Un’alternativa all’acquisto di una tavola potrebbe essere quella di prendere nei bricocenter  due tavole di Ajus essenza leggera e flessibile, legno che io ho  usato su pagaie che hanno più di 12 anni  e che funzionano ancora perfettamente  le misure che si trovano sono  lungh.m.2,50 x largh.10cm x  spessore 2 cm. ,questo però preclude già un minimo di attrezzatura per l’incollaggio delle due tavole.

La pagaia tradizionale che andremo a costruire sarà la classica per antonomasia  ,la greenland paddle .
Le misure della pagaia sono:
LUNGHEZZA – m.2,40  .è la misura standard che viene usata dai kayakers  Italiani è che condivido




.
In realtà i popoli artici costruivano sia le pagaie che le loro imbarcazioni sulle misure antropometriche dell’utilizzatore ,questo per poter usare al meglio e con miglior efficacia ciò che avevano costruito con i materiali che riuscivano a trovare … POCO .


Oggi fortunatamente non siamo costretti  a legare aggiuntare  inserire materiali diversi per arrivare a una costruzione,lo si può anche fare magari per creare una replica museale stop.
Arrivare a costruire una pagaia che vada bene  lo si può fare anche trovando strade alternative ,il metodo creato dagli Inuit per determinare il valore dimensionale di una pagaia  a noi non va bene perché morfologicamente siamo totalmente diversi ,come diversi sono i kayak che usiamo,questo è il mio pensiero.

LARGHEZZA MAX DELLA PALA – cm. 8,4

Le qualità di una buona pagaia sono legate a piccoli dettagli,forma ,profilo, dimensione e bilanciamento sono elementi che se curati possono migliorare le caratteristiche delle nostre pale ed è bene  proprio per questo motivo curare  forse più l’aspetto funzione  che quello estetico.

RAGGIO DI CURVATURA TERMINALE DELLA PALA-  cm.5,5
Non amo i terminali delle pale con raggiature molto aperte ,hanno un entrata poco pulita sono rumorose e trascinano  in acqua molta aria (effetto alla cavitazone )  valide sicuramente per gli appoggi.

SEZIONE  MANICO – cm. 3,5x2,9
LUNGHEZZA   ------------ cm.60

TRACCIATURA PAGAIA

La tracciatura della pagaia è un’operazione importante perché ci da tutti i riferimenti sia per scontornare la pagaia ma anche come e dove piallare.
Visto che la pagaia sarà costruita senza l’ausilio di pantografi ,copiatori ecc. più punti di riferimento avremo più il lavoro sarà preciso ,per questo motivo la tracciatura andrà fatta su tutti e quattro i lati della tavola  riferiti alla forma e agli spessori della stessa.


COME FARE

Segnate su tutti e quattro i lati della tavola il centro della stessa esattamente a cm.121 questo punto indicherà il centro esatto della pagaia.
Segnate ora il centro asse della tavola  che sarà a  5cm ( larghezza tavola 10 cm. ) e tracciate una linea retta su tutta la lunghezza della tavola (da entrambi i lati della tavola ) .
La stessa cosa sempre da entrambi i lati andrà fatta per l’altezza o spessore della tavola una linea retta per tutta la lunghezza a mm.17.5 ( spessore tavola 35mm. ) 



Segnate ora dal centro 30 cm da entrambi i lati dal centro della tavola  per un totale di 60 cm questa misura rappresenterà la lunghezza del manico della pagaia  è importante ripetere le misure su tutte le quattro facce della tavola


.
Deciso che la lunghezza della pagaia sarà m.2,40 dal centro pagaia segnate a cm. 120.da entrambi i lati.
Ora sempre dal centro della pagaia  e da entrambi i lati riportate la misura di 114,5 cm.
 Questa misura rappresenterà la larghezza massima della pala della pagaia che sarà di  cm. 8,4 ed anche il punto curvatura del terminale della pala.





Abbiamo quasi finito ora c’è da segnare, visto che stiamo costruendo una greenland paddle, il battente
segnate 2,5cm.oltre il manico della pagaia ,dal centro pagaia saranno quindi 32,5cm da entrambi i lati ,mentre l’angolo di inclinazione sarà di 7mm.






Per avere una simmetria da entrambe le pale sarebbe opportuno  ogni 15 ,20 cm creare delle sezioni di riferimento riconducibili alla larghezza  e allo spessore della pala in quel punto,da poter confrontare all’altra semipala.

 






giovedì 26 dicembre 2013

La costruzione di una pagaia tradizionale passo passo ( seconda parte )






SCELTA DEL LEGNO  







La scelta del legno da usare per la costruzione di una pagaia è legata sicuramente alle caratteristiche meccaniche dello stesso  che variano dal tipo di essenza ,dal suo peso specifico ,dalla direzione delle fibre, dalla sollecitazione a fatica e dai difetti del legno stesso.

Le sacche di resina ma soprattutto i nodi costituiscono il tipo di difetto di gran lunga più importante nell’influenzare le proprietà meccaniche di una futura pagaia.
Il sogno di ogni kayaker è di possedere una pagaia leggera.

 100 g. di peso in meno  su una media di sessanta battute al minuto vi fa capire quanto sia importante e quanto risparmio energetico determina questo valore.
Però purtroppo la leggerezza  e la mancanza di elasticità sono elementi direttamente proporzionali alla fragilità .

Un legno che abbia un basso peso specifico o addirittura linee di fibra disordinate possono  portare delle volte alla rottura della pagaia la dove si ha il maggior carico di stress ,esattamente poco dopo l’impugnatura dove inizia la forma della pala.
Diciamo che una pagaia tradizionale di misura standard come valore di sicurezza deve stare intorno a 1100g. di peso.

Per mia esperienza personale  e dopo aver provato varie  essenze, costruisco le mie pagaie con legno di Douglas varietà rigatino, semplicemente perché ingloba le migliori caratteristiche per la costruzione di una pagaia ,quale peso specifico robustezza , elasticità ,assenza di nodi, andamento delle fibre rettilinee,lavorabilità  e durata nel tempo in ambiente salmastro, a mio modo di vedere una buona pagaia in legno deve avere un buon equilibro fra  tutte queste caratteristiche che ho citato.
Un legno che ha caratteristiche simili al Douglas rigatino è il larice ,ottimo legno , altrimenti  un classico è il pino svedese  ,evitate l’abete ma soprattutto il pioppo  che ha caratteristiche meccaniche veramente insufficienti.

 Comunque per la scelta del legno da usare ognuno è libero di decidere per proprio conto ,un suggerimento che mi sento di dare è che sarebbe consigliabile per la costruzione di usare una essenza unica per facilitare la costruzione.

 Un metodo usato da molti costruttori che io condivido in parte è  quella di inserire più essenze diverse di legno  per rendere la pagaia pregevole e bella, non esagerando ,la pagaia non è un comodino fine 800  dove la resa cromatica dei legni deve esaltare il manufatto ,il suo scopo è ben altro ,la pagaia è e deve essere uno strumento per navigare di cui ci si deve fidare  .



domenica 15 dicembre 2013

La costruzione di una pagaia tradizionale passo passo ( Prima parte)





E’ un po’ di tempo che mi frulla in testa di scrivere come affrontare al meglio la costruzione di una pagaia tradizionale
 .
Quando ho deciso di creare questo blog sono partito con un’idea ben chiara  gli argomenti trattati dovevano essere legati  all’aspetto storico culturale  del kayak tradizionale ma anche e soprattutto dell’aspetto tecnico che di ricerca sia di materiali che di metodo 
.

GLI ATTREZZI
Non sono molti e di uso comune tranne che per  il pialletto  utensile poco usato oramai anche nelle falegnamerie .
Un righello ,una squadra un curvilinee o un compasso un calibro se vogliamo essere più che precisi ,una matita una raspa carta vetro stop
.

Per la pialla o pialletto bisogna spendere due parole in più.


Innanzitutto bisogna dire che la pialla gioca un ruolo determinante sulla riuscita del nostro manufatto,usare un ferro ( un tagliente) ben affilato trasforma il nostro lavoro in puro divertimento  al contrario diventa quasi un incubo che porta il più delle volte al rinuncio.
Se non si possiede una pialla non è necessario investire molto su questo utensile a meno che decidiate di usarlo  per un uso intensivo , qualità dell’acciaio ,regolazioni,scarpa rettificata ecc fanno lievitare i prezzi.
 Comunque al di là del costo ,un pialletto  nuovo  per funzionare al meglio dovrà essere ben affilato anche prima del primo uso e tutte le volte che dovrà essere usato.

AFFILATURA TAGLIENTE

Per affilare i miei strumenti da taglio io uso pietre dell’ Arkansas , per chi non ha dimestichezza in questa antica arte ,ci sono in commercio sistemi molto semplici ed efficaci  che funzionano molto bene .



Con una ventina di euro la Stanley propone un kit con una guida con ben tre angoli di taglio ,una pietra bifacciale per l’affilatura con annesso l’olio di scorrimento.





COME FARE

Usando l’attrezzo dima non conviene usare la pietra  per l’affilatura, procuratevi invece un di riscontro  quali un mezzo cristallo di vetro che farà da piano rettificato.
Incollate sul vetro con del nastro biadesivo un foglio di carta abrasiva all’acqua usata comunemente dai carrozzieri ,la finezza di una carta è indicata con un numero più alto sarà più la grana sarà fine diciamo che per ripristinare un’affilatura andrà bene un range che va da 1000 fino a 2500 ,per rettificarla bisognerà partine da una 500 a salire.


Posizionata la carta sul riscontro andremo ad inserire il ferro (tagliente ) nella guida con un angolo di 25° che corrispondono  all’angolo di taglio detto anche angolo di bevel.




Una bella dritta prima di iniziare l’affilatura o la rettifica  e quella di colorare con un pennarello blue  l’angolo di taglio se il piano è complanare ai primi passaggi il colore dovrà scomparire uniformemente.



L’operazione seguente sarà invece  di ripristinare l’angolo di affilatura detta anche mini bevel ,il ferro andrà posizionato sulla guida con un angolo di 30°





nella foto soprastante si possono vedere le due parti lucide separate la prima a 25° rappresenta l'angolo di taglio ,la seconda parte lucida 3o° è l'angolo detto anche minibevel  la parte di affilatura


  .

Una volta creati questi due angoli  il ferro andrà girato sul dorso e spianato anch’esso.




Fatte queste operazioni che richiedono poco tempo ( molto più tempo a dire  che a fare) sarà sufficiente ogni qual volta che si usa la pialla ripristinare solo l’angolo di affilatura ( 30° ) con un paio di passate per gioire nell'uso qundo andremo ad usare questo utensile.


martedì 22 ottobre 2013

Come veniva attrezzata la coperta del Baidarka nella navigazione d'altura





Più passa il tempo è più mi affascina leggere la storia di questo antichissimo popolo ,di come siano riusciti a concepire un’imbarcazioni dalle qualità marine così evolute,dal coraggio e dalle capacità nel navigare e sopravvivere in uno dei posti più inospitali del pianeta ,beh tutto questo mi coinvolge ed entusiasma

.
La caccia praticata dal popolo degli aleutini si differenziava in maniera sostanziale rispetto agli Inuit della Groenlandia per il tipo di caccia , per il territorio dove veniva praticata ma soprattutto per la tecnica  della stessa.
 Veniva praticata in pieno oceano lungo l’arcipelago delle aleutine  per più giorni e conseguentemente i kayaks venivano attrezzati per  tale scopo.

Gli aleutini furono degli abilissimi navigatori il loro coraggio nell’affrontare il mare in tempesta ,lo spiccato senso della direzione gli permetteva di navigare tra il vento e le fitte nebbie coprendo distanze considerevoli.
 In questa foto si può notare come veniva impostato il ponte di un baidarka atto a contenere tutti gli strumenti necessari per la caccia.






Sui ponti di coperta del baidarka il cacciatore inseriva una moltitudine di cime  arpioni e lance che venivano utilizzati a  secondo  del tipo di preda, lontre,foche ,leoni marini fino ad arrivare a balene ed uccelli (tiro al volo ).
sul ponte c’era inoltre un grosso contenitore per l’acqua potabile e  un galleggiante formato dallo stomaco del leone marino.
Il galleggiante aveva una funzione fondamentale per la sopravvivenza del cacciatore nel caso di incidente o rottura della pelle di rivestimento, quando ciò accadeva veniva inserito all’interno dl kayak per evitare l’affondamento .







Il cacciatore si gettava in acqua per alleggerire il carico dello scafo ,cercando di  riparare stando in acqua lo strappo del rivestimento inserendo dei lembi di pelle di leone marino imbevuti di grasso di balena cuciti con aghi di osso e tendini.
Inoltre non mancava mai la sassola formata da due gusci di legno per lo svuotamento




dell’imbarcazione ,una pagaia di scorta, un contenitore dove c’era per l’appunto il kit per la riparazione del kayak un coltello ami e fili per pescare merluzzi o pesci di media grandezza.
All’interno del baidarka il cacciatore inseriva della zavorra formata da pietre che distribuiva secondo le condizioni marine che doveva affrontare, una lanterna per la navigazione in notturna ed una serie di ricambi come aste e teste di arpioni, cime di tendine, grasso di balena ,chiodi di osso o legno per riparazioni strutturali .
Gli aleutini riuscivano a navigare 18 20 ore al giorno senza mai scendere dal baidarka,la costruzione del kayak ,come tutti i dettagli erano mirati alle specifiche del modo e dell’uso del proprio conduttore, molta importanza veniva data alla costruzione del cuscino di seduta del cacciatore.






 Era un intreccio di erba secca ricoperta da pelle di foca personalizzato al proprio conduttore per seduta, altezza, spessore, e confort così come gli strumenti di caccia arpioni,lance ecc.

giovedì 3 ottobre 2013

Una Greenland paddle molto particolare




Era da un po’ di tempo che nella mia testa  frullava l’idea di costruire una pagaia in legno in sandwich di carbonio .
IL modello costruito è una greenland paddle dove le dimensioni sono :
lunghezza totale cm 240  –  larghezza massima della pala cm.85 -  raggio curvatura estremità pala cm.5.5 –
Dimensione  manico  cm.3,6 X 3 – peso g. 876



Uno dei limiti della pagaia tradizionale rispetto ad una moderna , ( questo è stato spiegato ampiamente in post precedenti ) è che la pagaia tradizionale ha  una tendenza alla cavitazione maggiore, legata sia dalla  sua forma che dalla sua  lunghezza .
Cominciamo nel dire che quando la  pala della pagaia entra in acqua si porta dentro una certa quantità d’aria, tanto maggiore quanto maggiore sarà lo spessore del bordo proporzionata alla sua lunghezza.
Una  pagaia con uno  spessore di bordo di  pala maggiore   incamera più aria e conseguentemente  cavita  maggiormente perdendo efficacia .

     





Parlando della  forma invece quella a goccia  risulta essere più efficace perché scarica ed oppone meno resistenza all’acqua rispetto alla romboidale.
Queste considerazioni chiaramente sono risultati di esperienze personali avvalorate da prove dinamiche fatte nel corso da ormai nove anni.
Con Giorgio Perrotta che collabora con me, ,valutando diverse pagaie ( con uso strumentale GPS )di forme diverse  siamo arrivati alla conclusione che i migliori risultati in termini di passo ,velocità,minor impegno energetico,frequenza di passata sono stati ottenuti con pale di forma a goccia ma con i bordi pala estremamente rastremati a lama di coltello

           
    
              
Il problema è che una forma del genere porta comunque ad avere una struttura estremamente fragile bordi visto che parliamo di manufatto in legno.
Un metodo spesso usato per migliorare questo deficit è quello di accoppiare inserti di legno estremamente tenaci , o di teflon che girano tutt’intorno alla struttura perimetrale della pala.
L’idea di fare una pagaia in sandwich di carbonio è partita proprio dal fatto che mi sarei potuto spingere ed estremizzare al massimo in piena sicurezza nella sua forma.

 





    
      Un motivo seppur secondario è che ho potuto scegliere un legno, in questo caso  il cedro rosso del Canada estremamente leggero ma anche fragile ,che inserito in questa costruzione è divenuto assolutamente robusto seppur mantenendo la sua leggerezza .

   












.

martedì 28 maggio 2013

Stage sul rivestimento ( Skin ) di un greenland kayak al Camp di Sottocosta



Dal 15 al 23 giugno, “Sottocosta” organizza il camp all’Argentario  loc. Feniglia (Porto Ercole) Grosseto.
Quest’anno, tra le diverse attività che promuove l’associazione, ci sarà anche uno spazio dedicato al  kayak tradizionale (skin on frame ).
Verrà creato un programma di lavoro il cui scopo sarà quello di rivestire un vecchio telaio (Frame) di una  riproduzione storica di un West greenland kayak, di mia proprietà.

 questo è il kayak  a  cui verrà sostituito il rivestimento ( Skin )


Il corso è completamente gratuito ed è riservato a un minimo di quattro persone il cui compito, insieme al sottoscritto, sarà quello  di  operare sul rivestimento (Skin) del kayak, tramite le tecniche di cucitura tradizionali.
Per avere un’idea dell’insieme verranno date informazioni  sommarie di  come si progetta un kayak tradizionale, dalla scelta del legname al metodo progettuale, fino ad arrivare alla fase finale, all’assemblaggio del telaio .
Lo scopo del corso è apprendere la tecnica operando direttamente sull’imbarcazione, cercando di portare il lavoro a compimento entro la fine del Camp, e, se possibile, anche provare a varare lo scafo.

La sua prima pelle

 Per gli allievi ci sarà un impegno nell’ordine di due ore di lavoro giornaliere,  per non intaccare la giornata vacanziera,  o l’interesse per qualche altra attività promossa da Sottocosta.
Resta inteso ,per motivi logistici organizzativi e di materiale ,di chiedere conferma in tempo utile per l’adesione al corso.
Per contatti, ed ulteriori informazioni:



venerdì 1 marzo 2013

L'East Greenland Kayak al museo della Città della Scienza a Napoli



L'ambasciatore di Norvegia in visita al Museo della Città della Scienza




Questa mattina ho ricevuto i complimenti da parte dell’ambasciata di Norvegia .




L’east greenland kayak che ho portato al museo Città della Scienza a Napoli per l’evento di Nansen ha avuto riscontri più che favorevoli ,di questo non posso che esserne felice considerando che fino a sette anni fa quando ho deciso di costruire il mio primo kayak tradizionale non avrei mai potuto immaginare che nel futuro avrei potuto vivere una così bella soddisfazione.










La cosa strana è che questa imbarcazione è legata al mare ed io con il mare non ho mai avuto un buon feeling.

Non sono stato mai stato un frequentatore delle spiagge ne tantomeno dell’abbronzatura, noia infernale.

Nulla avevo in comune ne con il mare ,ne tantomeno con l’ambiente acquatico non c’era nessun presupposto affinché io potessi orientare i miei interessi in questa direzione.



Al contrario le mie passioni le curiosità,erano orientati verso ed attraverso la terra.



Appassionato motociclista ho sempre amato i movimento,il viaggio,la velocità vivere il paesaggio in continua trasformazione quello che non trovavo nel mare anzi che palle! Del resto cosa mai potevo vedere dalla spiaggia o da una barca? L’acqua ,il cielo, e pezzi di terra.



Nei miei occhi questa immagine era perdente rispetto alla dinamica bellezza della terra dove trovavi sempre un aspetto diverso da quello che lasciavo dietro le spalle, e poi il mare in un certo senso ti costringe a stare fermo sulla sponda ,a me piace attraversarla.

Sembra banale dirlo ma il kayak ha avuto un ruolo determinante forse in maniera indiretta ,ma l’ha avuto, perché tutto è partito dalla costruzione tutto il resto è stato consequenziale



Ho sempre avuto fin da bambino la voglia il piacere della manualità e della conoscenza da quando smontai per la prima volta all’età di quattro anni un orologio di mio padre affascinato dal movimento delle lancette.

Tagliare modificare plasmare la materia sono stati sempre i miei interessi .

Il kayak? per aver visto un documentario girato nello stretto di Bering , talmente impressionato,che da li è partito un mio viaggio cognitivo su questo tipo di imbarcazione ma non relegato solo all’aspetto costruttivo ma soprattutto a quello antropologico .

.Volevo ringraziare pubblicamente la dottoressa Tiziana Cicciotti del CNR di Roma curatrice insieme a Roberto Sparapani di questa opportunità datami.

Piero Nichilo